In breve, il 9 di Ottobre la commissione della Camera dei Rappresentanti di Porto Rico, preposta all’esame della legge 1345 presentata a Marzo che imponeva la preferenza ai programmi open source, ha emesso un parere negativo.
Utilizzato spesso sulla stampa e in generale all’interno delle comunicazioni dai sostenitori dell’OSS come “testimonial”, il Ministero della Giustizia belga, che nel 2006 aveva svoltato verso i programmi a sorgente aperta, ha deciso di sostituire il tutto con software Microsoft, buttando via Linux, OpenOffice.org e compagni.
Per quanto riguarda le motivazioni, da quello che leggo nell’articolo si parla di “crescenti lamentele degli utenti” in ambiti come la gestione dei PC, la difficoltà di distribuire alcune applicazioni centrali ai PC decentralizzati, problemi nella stampa di alcuni file o la lettura di alcuni allegati nelle email, fino alla compatibilità dei formati documentali di Open Office.
E’ il momento di rimettersi in giacca e cravatta (se siete venditori, se invece siete tecnici la maglietta da metallaro) e di ricominciare a parlare di quello che i clienti vogliono sentirsi dire, e cioè “maggior valore/costi minori”
Il giorno dopo, sarà la volta dell’ex-presidente Bill Clinton.
La controffensiva mediatica dei Democrats per far accettare la riforma del sistema sanitario agli americani sta per cominciare. Ne vedremo (meglio, ne ascolteremo) delle belle!
Per noi italiani, l’appuntamento è a martedì sera su Sky Uno.
Su PaidContent.org fanno ironicamente notare come l’hashtag (cioè le parole con l’asterisco davanti all’interno dei ‘cinguettii’, che consentono di aggiungere un metadato e aggregare persone che parlano degli stessi argomenti) originariamente creato per condividere tra i cinguettatori le esperienze positive di passaggio ai servizi di Google, “Gone Google”, sia stato invece utilizzato per far circolare le proprie lamentele in occasione dell’ormai noto downtime di GMail di ieri
Brutto colpo per l’azienda, che, dopo aver conquistato i consumatori, sta cercando di rafforzare la propria immagine all’interno del mondo delle aziende e di darsi un tono maggiormente “enterprise” (vedi la recente sparizione della dicitura “Beta” dalle label dei prodotti).
Con questa frase, che riprende il titolo di un vecchio libro di Wilbur Smith, voglio dare l’estremo saluto al mio iPhone.
Peccato. Mi ero quasi affezionato, in questi (neanche) 2 anni. Ma si è impallato una volta di troppo e l’istinto ha preso il sopravvento sulla ragione.
Google dice che non si può condannare il postino per le lettere che porta.
Peccato che il postino non possa leggere nero su bianco quello che è scritto nelle lettere, mentre un amministratore di sistema sì.
Guardate che simpatico commento ho beccato mentre mi godevo la risposta di David Letterman alle accuse di Sarah Palin sulle battute fatte a proposito della figlia
Concettualmente si può vedere una sorta di osmosi tra Email e Instant Messaging che sfumano fino a divenire un tutt’uno all’interno di un oggetto chiamato “conversazione”, che risiede su un server in the cloud.
Interessante la possibilità per i partecipanti di creare delle “sotto-conversazioni” in una struttura un po’ ad albero, e di fare “playback”, cioè ricostruire temporalmente il flusso di chi ha detto che cosa e quando.
Il tutto condito con condivisione di documenti, applicazioni (es. mappe), funzioni di correzione automatica, e altro ancora